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L’INTERVISTA DOPPIA DI DICEMBRE AI NOSTRI ATLETI

Continua la tradizione appena iniziata delle interviste doppie fra i soci della Associazione, così da conoscerci un pò meglio, bene o male nei trail ci siamo quasi tutti visti prima o poi….così è anche per Daniela e Massimo, che si possono incontrare spesso perchè sono fra quelli che hanno veramente una bella collezione di trail conclusi e spesso sulle lunghe distanze. Tanto per dirne qualcuna, tra le tante gare che hanno fatto, sono entrambi affezionati al circuito dell’UTMB ripetendo e chiudendo più volte la gara lunga, regina del gruppo e le sorelle più giovani, come anche il circuito delle gare dell’UTLO, dove entrambi sono andati, Massimo anche più volte.

Ma sentiamo che cosa hanno da raccontarci i nostri soci…!

Cosa ti ha spinto verso le corse in montagna e da quanto tempo corri?

Daniela: La mia passione per il trail è stata improvvisa, un colpo di fulmine. Era il 2007, e vedendo la partenza della CCC (Courmayeur-Champex-Chamonix) ne fui totalmente ammaliata. Decisi il giorno stesso che avrei voluto esserci l’anno successivo. E così fu…Perplessi i miei genitori, incoraggiante Albert, mio marito, il quale mi ha sempre sostenuta e consolata nei momenti critici, nonostante egli sia un appassionato di golf e non ami gli sport faticosi. Nel 2008 dopo avere partecipato al Gran Trail Valdigne, e constatato che passo dopo passo sarei potuta giungere al traguardo, partii per la CCC. A Chamonix non arrivai, la mia corsa si fermò a Vallorcine. Ebbi dei problemi alle ginocchia, e così anche nel 2009, mentre nel 2010, causa meteo, la corsa fu interrotta a Trient, e finalmente nel 2011 mi guadagnai il gilet finisher: la mia testardaggine e determinazione avevano prevalso.  Questo sport è una palestra per la testa, oltre ad un allenamento fisico, ritengo sia fondamentale avere anche una preparazione mentale, essere “resilienti”.  Naturalmente questo rinforza il carattere e potrà aiutare anche nella vita quotidiana.

Massimo: I miei genitori sin dalla tenera età mi hanno portato in giro per i sentieri della Valle d’Aosta facendomi apprezzare ed innamorare delle sue bellezze, come escursionista.

Poi, 10 anni fa, insieme ad alcuni amici, ignari di ciò che ci aspettava, abbiamo deciso di iscriverci ad una delle primissime edizioni del Gran Trail Valdigne (se ben ricordo 57 km), arrivato al traguardo stanco ma felice delle sensazioni provate, è nata una passione per le gare di trail che dura tutt’ora e anzi, negli anni, è cresciuta.

Come hai conosciuto i Courmayeur Trailers?

Daniela :La mia prima esperienza di corsa avvenne nell’ottobre 2007: partecipai all’Arrancabirra, organizzata dalla Courmayeur Trailers, e pertanto mi sembrò naturale far parte dell’associazione e condividere con molti di loro allenamenti e gare. Questa opportunità mi ha permesso di conoscere molte persone con la mia stessa passione e instaurare anche nuove amicizie. Riconosco il merito alla Courmayeur Trailers, oltre al loro impegno organizzativo delle gare, di avere fatto nascere in molte persone la voglia di conoscere i nostri sentieri, di rimettersi in movimento con l’obiettivo della gara.

Massimo: I Courmayeur Trailers li ho conosciuti grazie al Gran Trail Valdigne, ormai 10 anni fa.

Devo ammettere che non partecipo attivamente alla vita associativa ma semplicemente annualmente pago la quota e mi limito ad inserire il nominativo dell’associazione in ogni gara a cui partecipo.

Bello vedere che l’associazione sta di nuovo creando delle opportunità per creare momenti di aggregazione e aggiornando la sua immagine con il nuovo sito.

Come concili lavoro/allenamenti?

Daniela: Vivo e lavoro a Courmayeur, e pertanto mi viene agevole ricavarmi un’oretta per una corsa o camminata, dopo il lavoro. Sono molto creativa negli allenamenti, non seguo tabelle. Amo stare all’aria aperta e muovermi, pratico quello che mi sento di fare. Adoro lo sci alpinismo e lo sci da fondo e pertanto in inverno mi dedico quasi esclusivamente a queste attività. Mi sono anche avvicinata all’arrampicata di recente, ma con molto timore.

Massimo: Cerco di allenarmi 2/3 volte alla settimana ma è il weekend il momento in cui riesco ad allenarmi maggiormente.

Nel periodo invernale tendo a lasciare le scarpe da corsa a riposo nell’armadio, correre tutto l’anno mi farebbe perdere la motivazione, quindi mi concentro maggiormente sullo sci freeride e sullo sci alpinismo.

Cinque anni fa, per altre esigenze, ho iniziato un percorso di rafforzamento muscolare in palestra con un personal trainer (Ismael Mrani, che nel 2020 è stato il responsabile del centro di allenamento del villaggio olimpico di Tokyo, dove si sono allenati tutti gli atleti olimpionici). Il risultato sono tempi di recupero post gara molto rapidi e assenza di infortuni.

Non sono un fanatico delle tabelle di allenamento e vado a sensazione, ascolto molto cosa mi “racconta” il mio corpo ogni volta che faccio attività fisica.

Hai una gara preferita?

Daniela: Certamente…l’UTMB. Nel 2012 presi il via alla gara, ma venne ridotta di chilometraggio per la meteo, a causa della neve a bassa quota: arrivai a terminarla con difficoltà. L’anno successivo riuscii ad essere nuovamente alla partenza e, con mia incredulità, arrivai al traguardo senza troppi problemi. La considero la gara più bella, per l’emozione che mi ha dato, per l’atmosfera, l’entusiasmo che hanno tutti i partecipanti.

A mio avviso tutte le corse del circuito UTMB hanno qualcosa di magico, si respira un’atmosfera di internazionalità, l’alto numero di concorrenti proveniente da tutte le parti del mondo rende questo evento speciale.

Massimo: In dieci anni ho corso sui sentieri di circa 50 gare, la maggior parte delle quali in Valle d’Aosta.

Sicuramente il Gran Trail Valdigne come percorso e panorami è stata una delle mie gare preferite, forse perchè è stata la prima gara che ho fatto e spero che in futuro possa ritornare.

Ogni anno tento il sorteggio di una delle gare dell’UTMB, ecco direi che loro sono le mie corse preferite, per i sentieri, per l’atmosfera, per il pubblico!!

Quale consideri la gara più dura?

Daniela: Ogni gara può essere dura, dipende come ci si arriva, come ci si è preparati, indipendentemente dal chilometraggio. La meteo può influire enormemente nelle nostre percezioni, la difficoltà aumenta, e tutto può apparirci più arduo.

La mia gara più lunga è stata l’UTMB, e contrariamente a quello che si possa immaginare, non conservo un ricordo di fatica, anzi solo di belle emozioni e adrenalina.

Nel 2011 partecipai alla Mascareigne, una gara di 60 km, all’isola della Réunion. E’ una delle gare che organizzano nei giorni in cui si corre la Diagonale de Fous.  Andammo in questa splendida isola (Albert in veste di assistente…) ritenendo di essere preparata, e soprattutto consideravo il chilometraggio assolutamente alla mia portata. Mi sbagliavo. Non avevo tenuto troppo conto del fattore idratazione, lo sbalzo delle temperature dell’isola, i sentieri tecnici… E’ stata forse una delle gare dove ho più sofferto. Arrivai al traguardo ben oltre il mio tempo stimato (ma sempre al limite dei cancelli), ed imparai la lezione di non dare mai tutto per scontato: soprattutto in questo genere di corse ci sono molte variabili che possono influire.

Massimo: Ho avuto la fortuna di poter correre e terminare gare molto impegnative come l’UTMB per due anni consecutivi (2017 e 2018), la TDS, la CCC, la Lavaredo Ultra Trail, l’Ultra Trail del lago d’Orta, il Tot Dret.

Ad oggi la gara più dura che ho trovato è stata nel 2016 l’Ultra Tour del Monte Rosa (114 km 7500 D+), organizzata da Lizzy Hawker sul modello delle gare americane, molto spartana.

In attesa di provare il Tor des Géants, ma lì sarà un’altra storia…

Un ricordo bello e uno brutto?

Daniela: Tanti belli e pochi brutti.

Ricordo le lacrime scese mentre partecipavo ad una corsa sui pendii dell’Etna, la bellezza del luogo mi aveva commossa. Ed ogni volta che si corre in sentieri nuovi è un ricordo indelebile e splendido.

Ma i ricordi più belli sono quando giungo al traguardo, e vedo i miei cari. Loro che mi assistono lungo il percorso e mi aspettano all’arrivo, spesso più emozionati di me. Non mi lasciano mai sola in queste esperienze, e forse è la cosa che più mi motiva a continuare, e mi fa sentire sostenuta e incoraggiata.

Massimo: Ricordi belli ne ho tanti, ogni gara che ho fatto fino ad oggi mi ha lasciato dei ricordi belli (sono fortunato).

Dovessi sceglierne due su tutti: l’arrivo a Chamonix alla mia seconda partecipazione all’UTMB con tutti i miei amici che, a sorpresa, erano venuti a farmi il tifo e il Tot Dret 2019 portato a termine insieme al mio compagno di allenamenti Matteo.

Il trail running è fatto di solitudine ma anche di condivisione.

Uno brutto ricordo sicuramente è la TDS 2021. Sono stato tra i corridori fermati con un sms dall’organizzazione appena dopo aver passato Bourg-Saint-Maurice, purtroppo era mancato un atleta sul Passeur del Pralognan.

Mentre corri le sensazioni che hai ti fanno sentire vivo, energico, la morte ti sembra lontana, poi giunge una notizia così dolorosa ed è impossibile non pensare.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Daniela: Non lo so….ci sto ancora pensando.

Massimo: Gli obiettivi sono per atleti professionisti, io mi godo, di questo sport, le belle sensazioni e immagini  che rimangono impresse nella mente e nel cuore.

Nel 2022 sicuramente parteciperò nuovamente alla Lavaredo Ultra trail e alla TDS.

La voglia di fare le alte vie 2 e 1 della Valle d’Aosta però c’è e cresce sempre di più…

Hai dei consigli da dare a chi si avvicina a questo sport? (allenamenti, nutrizione in gara, diete)

Daniela: Non penso di essere la persona adatta a impartire consigli.

Ognuno dovrà imparare ad ascoltarsi, conoscere i propri limiti, capire quale possa essere l’alimentazione più adatta al proprio organismo durante questi sforzi.

Molti dei miei ritiri sono stati causati dai problemi di stomaco. L’unica cosa che mi permetto di suggerire è di non mollare subito alla prima crisi durante una gara (le crisi sono sempre in agguato): rallentare, riposare e riprovare. Tenere duro!

Massimo: Le persone più indicate dare consigli sono i professionisti.

Nel mio piccolo, posso suggerire a chi si avvicina a questo sport di farlo per gradi, di avvicinarsi alle distanze lunghe dopo aver capito come interpretare i segnali che manda il proprio corpo.

Allenarsi ogni tanto anche controvoglia, quando le energie sembrano non esserci, per scoprire che il corpo umano e soprattutto il nostro cervello sono incredibili e riescono a generare risorse inaspettate.

Capitolo nutrizione e diete non mi precludo nulla ma, due/tre settimane prima di gare lunghe cerco di limitare gli aperitivi.

In gara tendo a mangiare normalmente (formaggi, salumi, frutta secca) ed ai ristori di prendermi il tempo necessario, senza una foga eccessiva.

Sono dell’idea che, per noi amatori, il tempo investito ai ristori per recuperare energie mangiando e bevendo con calma poi permetta di ripartire più forti, con i giusti livelli energetici.

Tendo a prendere gel e sali molto raramente, solo nell’ultima parte di gare lunghe dove oltre alla fatica insorge anche la stanchezza dovuta alla carenza di sonno o in caso di crisi forte durante la gara dovuta ad errori alimentari.

E dei consigli per gli organizzatori?

Daniela: Ammiro tutte le persone che mettono il loro tempo, nell’organizzare e gestire le gare.

Forse l’unico consiglio potrebbe riguardare maggiore attenzione nel “balisage”.

Massimo: Agli organizzatori consiglierei di osservare le altre gare in giro per l’Italia e l’Europa e “rubare” i segreti di competizioni che da anni sono ambite dai corridori.

Di curare molto bene la segnaletica di gara, soprattutto agli incroci.

Di rendere appetibili i pacchi gara, anche se l’attuale periodo storico rendere quest’ultimo suggerimento di difficile applicazione visti i costi ad esso collegati e la necessità di non rendere eccessivamente élitario questo sport.

Per quanto riguarda gli organizzatori di competizioni in Valle d’Aosta, essendo una regione piccola con un grande potenziale in termini di gare di trail, sono da evitare i campanilismi e coloro che organizzano i trail dovrebbero cercare di lavorare insieme per promuovere la Regione e il nostro territorio.

È cambiato il tuo approccio alle gare dopo la pandemia?

Daniela: No.

Probabilmente ho più entusiasmo di partecipare, per dare un po’ di normalità a questa situazione.

Massimo: Ho avuto modo di partecipare ad alcune gare durante questo periodo pandemico e ho notato che il mio approccio alla competizione non è cambiato.

Sicuramente è cambiato tutto ciò che ruota intorno alla competizione (distribuzione pettorali, pasta party,….) ma in gara non ho notato molte differenze rispetto a prima, soprattutto ai ristori in gare dai grandi numeri, dove i corridori pur indossando la mascherina tendono comunque ad accalcarsi per non perdere troppo tempo.

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